Presentazione
Prima di ogni altro riconoscimento artistico e letterario è necessario dire che Cesare Zavattini, uomo di autentica estrazione popolare, e per questo vero uomo di sinistra, anche se oggi esistono capovolgimenti del termine neorealismo, merita l’appellativo di padre del neorealismo italiano. La stessa sua natura artistica non permette a nessun critico di chiuderlo in un determinato movimento letterario. Egli abbraccia un arco espressivo che va dal surrealismo a tutti i movimenti culturali degli ultimi cin- quant’anni. La cosa più importante di Cesare Zavattini è che egli non scorda mai di essere sopra ogni cosa un uomo, e sono questi rapporti umani che creano l’uomo diverso dal solito scrittore e artista. Non si deve dimenticare, come apparirà dalla pubblicazione delle seguenti lettere. che egli ha simpatia per tutte le persone sconosciute, schiacciate, gli ultimi, i dimenticati e che noi della provincia di Trapani, provincia che molti del Nord considerano più africana che italiana, abbiamo ricevuto solidarietà e incoraggiamento e persino delle visite da Zavattini. E poiché poteva essere imbarazzante per noi cercare lo scrittore importante, è stato sempre lui a cercarci riconoscendo il nostro Antigruppo come vero movimento letterario con una “giustificazione storica ”. Egli ha collaborato con noi e suoi scritti si trovano nell’antologia Antigruppo 73 curata da Santo Cali, altri ne sono apparsi in quella 75 curata dal sottoscritto.
Il nostro quaggiù è un movimento di piccoli contro i grandi, degli ultimi contro i primi, dei popolani contro gli aristocratici sistemati nelle poltrone delle grandi case editrici e pronti sempre a respingere le voci autenticamente populiste e artisticamente accettabili. Cesare Zavattini è stato uno dei pochi, fra i grandi uomini, ad ammettere onestamente che «quassù non siamo capaci a esprimere più una ribellione contro un insieme che continua ad ignorare quel diritto di partecipazione democratica a tutti e perciò è importante che voi del Sud vi organizziate contro di noi che volenti o no, rappresentiamo l’establishment culturale».
NAT SCAMMACCA
Colli a Genzano
Caro Scammacca, mi mandano il suo ciclostilato qui a 50 km da Roma dove mi sono nascosto dovendo finire certi lavori… Ho dato naturalmente una scorsa alla sue poesie e alla sua polemica e prima di tutto mi sembra che lei sia una persona sincera che abbia qualcosa da dire coi mezzo della parola… Sono lieto del come Lei mi cita anche se lo merito parzialmente; quando voglio illudermi di meritarlo in pieno. mi confronto con molti dei miei colleghi
ROMA
Caro Scammacca, credo che finiremo con rincontrarci e chiacchierare parecchio. Per adesso devo limitarmi a rispondere con tanto ritardo alla sua lettera che, come tante altre, è arrivata, a causa degli scioperi postali romani, non più di quindici giorni fa.
Le scrissi dai Colli di Genzano, dove m’ero rifugiato per certi lavori mercenari, che mi sarei liberato abbastanza presto e invece ci sono ancora dentro, dopo quasi cinque mesi. Può darsi che questo giugno sia davvero la soluzione di quegli impegni, dopo la quale potrò badare un po’ agli amici e a me…
…Fra i vari progetti che devo portare avanti, c’è quello di un settimanale di conte- stazione piuttosto radicale. Non ci possono essere delle strutture di mutamento senza una cultura coeva, forse ancor più che anticipatrice. Siamo in un gruppo di persone che probabilmente partiremo con delle idee imprecise e dei sentimenti più precisi, ma non disperiamo che facendo si riesca a chiarire, a sviluppare, a connettere le due fasi. Riceverà anche lei un invito a collaborare, se vorrà, a una rubrica di proteste, allarmi, segnalazioni, problematiche ecc… che chiameremo “cartoline postali” proprio per dare agli interventi il carattere di rapidità, di spontaneità, d’immediatezza…
SUO ZAVATTINI
Caro Zavattini, mi trovo da una settimana con roulotte e famiglia nella pineta di Erice, proprio in cima alla montagna. È molto bello svegliarsi lontano dai rumori lontano dnvli altri cen
potrebbe chiamare di consumo, nel senso che un editore lo pubblicherà volentieri certo di venderne molte copie. È uno bello scherzo per il polemista Scammacca. Non hai fatto nulla per calcolo. C’è una grande innocenza stilistica, anzi c’è innocenza in tutto e anche dove la comunicazione è un po’ corrente, specie in qualche dialogo, si riscatta sempre per l’innocenza, che del resto tu hai sia quando rifiuti la cultura vigente sia quando la subisci. La tua innocenza deriva dalla poesia di cui fruisce, con tutte le implicazioni di vanità quasi ossessiva, di essere uno e due, questo etnologicamente sotto- lineato, e di tante altre cose che se non dovessi fare le valigie i biglietti ecc. cercherai di capire. Penso con facilità che ci verrebbe fuori un film notevole. Vedrai che finirà così. L’imposto è perfetto, classico, addirittura, però con tante sottili venature problematiche e percettive che arricchiscono, gremiscono, la struttura.
E rischioso ciò che ti sto confidando perché non so se per un giudizio, per quanto di emergenza siano sufficienti le prime cento pagine che ho visto e dopo una ventina circa di pagine per ogni capitolo. Non riesco a fare di più in quanto da questo momento a quello del decollo per la tua America non avrò neanche il tempo di levarmi le scarpe compromesso come sono in troppe faccende che richiedono meno intelligenza che tempo.
Un consiglio si dà sempre, purtroppo, anche dopo una lettura tanto sommaria: è poi il consiglio che do sempre da quando un amico mi fa partecipe del suo lavoro: qualche taglio, taglietto qua e là, asciugare, mettiamo un 10%. Non si sbaglia mai a ripetere questo. Ci sono dei momenti intensi, illuminati, accanto a momenti dove l’informazione prevale in una sua dimensione non critica. Chissà quanto ci avrai sgobbato sopra di già. Vedi tu. L’operazione può essere svolta, come avviene anche nel montaggio, e si tratta di montaggio, sia togliendo un fotogramma alias una frase o una parola sia cambiando qualche attacco, che è sempre un fatto di scorciatura.
Non so perché hai messo il disegnino della tua faccia. Non so neppure il valore dei puntini prima delle ultime tre parole del racconto. Non so neppure che cosa mi sia piaciuto di più o dispiaciuto. Nell’insieme è una cosa sentita, una grossa fetta di vita, una esperienza nella quale non è difficile identificarsi, le donne e gli uomini di oggi. Nel quadro della letteratura generale non so neppure come collocarti, confrontandoti con i modelli che continuano a prevalere, i soliti Joyce, Proust, Pirandello, Kafka, Musil. Scrivere o non scrivere? Qualificarsi per ciò che non si scrive anziché per il contrario? Con tutti i miei gridi, anche io soffro sul serio per non essere riuscito a consegnare il mio nuovo libretto a Bompiani a causa di impegni pratici. Ma insomma si vede a occhio nudo che avevi voglia di esprimere questa
Caro Cesare,
…Ho paura, giuro, ho paura. Scusami se insisto ancora su questa frase sebbene l’abbia tolta dal mio libro. Non aggiungo altro. Lasciamo fare a Bompiani. Ti ringrazio e spero che ciò che ho scritto in Due Mondi regga a una tua seconda lettura. Ti ho spedito il manoscritto ieri, primo aprile, spero proprio che la data non mi faccia un brutto scherzo…
affettuosamente tuo NAT SCAMMACCA
LUZZARA
Caro Scammacca.
Enrico Filippini mi mandò un telegramma a Roma e io ero qui; me lo lessero per telefono e diceva in sostanza che avrebbero pubblicato il tuo libro consigliandoti qualche taglio. Vedrai tu, naturalmente…
ti abbraccio ZA
Caro Zav,
non sono assolutamente una persona prudente. Dopo il tuo telegramma e la tua lettere ripetevo a me stesso: non gridarlo ai quattro venti. Accetta il consiglio di tua moglie tanto saggia, lei conosce il mondo meglio di te. Invece, senza nemmeno accorger-
Cesare Zavattini di N. D’Alessandro
mene, ogni volta che giravo un angolo della strada, mi mettevo a gridare: Zavattini ha fiducia in me, mi crede uno scrittore, pubblicheranno il mio libro! E così, l’ho detto a tutti. Ma c’è dell’altro: quando dettavo per telefono il telegramma per te, l’impiegato m ’interrompe e fa: Zavattini? ma chi il regista? Sì, rispondo, proprio lui. Ah! fa lui. L’indomani ti giuro, fu un fioccare di congratulazioni. La parola era corsa più del telegramma. A Trapani sono cose che succedono spesso.
Grazie per la lettera e per il tuo telegramma, entrambi mi sono di sostegno davanti allo spavento di dover affrontare il mondo esigente che pretende il meglio. Mi sento co to tutto con il movimento antigruppo, la violenza, la rabbia sfrenata, l’opposizione incontrollata, ho raggiunto forse livelli assurdi inaccettabili. Chissà! Chiudo questa lettera mettendo un po’ di luce in questo quadro tanto scuro: voglio farti sapere che qui oggi l’aria è meravigliosa, un gelato che non ti stanchi di sorbire, il cielo è azzurro laccato e forse solo per questo i miei grandi dubbi si assopiranno.
TUO NAT
ROMA,
Caro Scammacca, accontentati di queste poche righe frettolose perché, pur essendo dentro a un bell’esaurimento, devo lavorare duro ancora per tutta la settimana, se resisto, e poi prendermi tre- quattro giorni di niente, diciamo così, andrò al mio paese.
…Scrivo oggi stesso ansimando anche a Cane e a Terminelli. A Apolloni ho scritto pochi giorni fa. Diecidue dov’è? Salutamelo tu. Digli che quelle cinquanta poesie usciranno da Scheiwiller tra un mese circa.
Ti pregherei di non pubblicare quello che vorresti, cioè le mie chiacchiere a Castelvetrano. Sono stato contento di darvi una prova di amicizia ma per il resto ho ripetuto cose vecchie… Mi pare, invece, che abbia detto una cosa molto acuta sul mio conto la Luce D’Eramo indicando il rifiuto degli italiani alla mia letteratura post guerra in quanto avrebbero dovuto fare un processo di identificazione di cui non avevano assolutamente la voglia (e il coraggio).
I vostri progetti “saraceni” li condivido.
ti abbraccio con moglie e figli
TUO ZA
TRAPANI
