Gli Antigruppo, uomini comuni che soffrono di mali comuni in paesi comuni, non possono respingere l’opera del paziente medico condotto, del maestro elementare. Di chi sa un po’ di tutte le cose, anche se non sa tutto di una cosa.
I gruppi, come quello dei 63, se potessero abbinare all’assunto ieratico la pratica dell’umiltà, che esclude la solitudine, e all’idea di anticipazione quella di libera creazione, di tede nelle possibilità modificatrici dell’arte, non troverebbero spazio immediato, irrilevante e per pochi, ma sarebbero forse la coscienza di un tempo meno breve e di largo spazio storico.
Tecniche verbali? Soltanto tecniche? Non soltanto verbali. Insensatezza quotidiana? Non soltanto inesatezza. Che cosa dire agli alienati? Ai drogati? Agli emarginati? Agli analfabeti? Ai disoccupati?
Come comporre in «un micum ritmico» i contratti bilaterali? Sostituendo tutte le sottigliezze con il termine «operatore» per abolire le infinite sfumature settoriali, retributive e categoriali?
Potranno i grammatici, soltanto i grammatici, annullare i sostantivi nord e sud, meridione, meridionalismo, meridionalista, meridionalizzazione, gli aggettivi meridionale, meridionalistico? Il verbo meridionalizzare? Usura dell’uso, non dell’usato. Mancherebbe alla letteratura italiana il peso di insolite pagine in cerca di genere e conosceremo la meravigliosa riduzione tutte le letterature e letteratura universale sia pure la distinzione provvida di classica e scientifica. Non si attenderebbe per sud quale «grande fatto sia l’uovo della cultura » soltanto l’industrializzazione come fatto di scarto, i ritardata destinazione sud deve, invece, rifiutane la prassi del pensiero?
Gli antigruppo promuovono e sollecitano il turismo. Vogliono che il meridione cessi di essere superstizioso, che consumi la sua rivoluzione rifiutandosi di piangere, come fa ancora l’arte, sulla propria predestinazione alla morte, alla miseria. Alla mafia.
Un termine che è l’unica evasione possibile per coloro che in una società maestra di violenza vogliono dichiararsi gli allievi migliori. Allievi la cui intelligenza superiore poteva essere volta al bene anziché al male. Male che un probabile errore fa ritenere necessità ottimale di suvvivenza.
Antigruppo 73 vuole che coraggio, dignità, fierezza riscattino l’uomo dalla ghettificazione. dall’isolamento,
Un termine che è l’unica evasione possibile per coloro che in una società maestra di violenza vogliono dichiararsi gli allievi migliori. Allievi la cui intelligenza superiore poteva essere volta al bene anziché al male. Male che un probabile errore fa ritenere necessità ottimale di su vivenza.
Antigruppo settantatré vuole che coraggio, dignità, fierezza riscatti l’uomo dalla ghettificazione. Dall’isolamento, Un rilievo sottilissimo che ! corre dappertutto. Un por- ; tato politico, amministrativo, burocratico, sociale finanziario, economico, etico, pedagogico, promontorio, anestetico, reazionale, illogico, fantastico. Un portato dell’insieme che è isola.
Prevenzione per la scoperta. Dalla Sicilia muove I la resistenza alle condizionine isolana che è oggi quella la dell’intera umanità.
I Antigruppo 73 preferisce la resistenza alla mercificazione, al rifiuto, alla non leggibilità, al comportamene to, alla «poesia della impotenza», così definita ironicamente da Hughes nel rij ferirsi al suicidio di Rudolf Schwarzkogler che ci | ha, in ogni modo, rivelato l’improrogabile necessità I dell’artista di operare in un contesto umano non superficiale e distorto, in un con testo che non spinga a distruggere l’originale del non senso. Impotenza? Il gesto di una vita incapace di dare senso alle cose e di trovarne nel non senso.
Antigruppo settantatré, che va dalla genericità verbale alla dinamica fattuale, sottende una marcata geometria fondamentale, affianca l’evento.
Anti in senso operativo e non distruttivo, come esercizio della volontà che oppone alla sterile programmazione, alla voglia di no!
Eseguire la resistenza di nemica quale rivoluzione permanente. Resistere, e non sopravvivere, per esistere, per illuminare lo spazio non eteronomo dell’ artista con la scintilla della risoluzione.
Vira Fara
